Capitolo 6

E non pensavo che un cinghiale, per di più  morto, mi regalasse una riflessione tanto interessante.

Cena serale con una serie di parenti. Si è mangiato il cinghiale e…il cinghiale. Si, si è mangiato solo quello diciamo, e poiché non amo certi tipi di carne, mi sono guardata attorno, ho sbirciato tra gli occhi, tra i gesti di tutti i commensali, ho vissuto quel momento con gli occhi degli altri. L’ho fatto perché nel mio momento c’era solo il disgusto per la carne di un animale che ha un nome troppo poco elegante per essere mangiata. Il “cinghiale” , davvero brutto come nome. Non posso mangiare un nome del genere. Sono dilemmi anche questi, per fortuna. Assieme al cinghiale ho mangiato anche qualcos’altro, una crostata alla ricotta. Doveva essere una torta di compleanno in realtà, ma naturalmente questa torta ha turbato un’intera serata. Un bambino, francese e mezzo parente, ha compiuto undici anni. Non oggi, ma tra venti giorni. Il problema è che stasera si era riunita un pò di gente e così, per risparmiare qualche pezzo di cinghiale da comprare fra venti giorni e anche l’invito per qualcuno, questo bambino ha festeggiato undici anni oggi, venti giorni prima del suo compleanno. Con tanto di musichetta e candelina. Ora, tralasciando la mia stronzagine e la poca attitudine a sopportare le situazioni, a sorridere e adattarmi ad un mondo che sicuramente è messo peggio di me, non ho potuto evitare di rimanerne sconcertata ed infastidita. Questa serata mi ha preso troppo in giro e io non ci sto. Sembrerà stupido ma il compleanno è un evento sacro, è solo un giorno, ogni anno sempre lo stesso giorno ci si ricorda di aver vissuto una fetta più grande di vita. Ed è una fetta grossa, è una cosa importante. Le candeline non sono uno scherzo, sono una cerimonia. Si donano regali per congratularsi, perché si è riusciti a superare un altro anno in questa giungla. In questa giungla di matti. E allora non ci sto a guardare questa farsa. Dico no alla tirchiaggine, non ci sto. E mi chiedo come si faccia a forzare e prendere in giro la vita così. Come fai a veder nascere il tuo bimbo quel fatidico giorno, il vostro giorno, e poi crescerlo dicendogli di non festeggiare quel giorno e di fingere che ce ne sia un’altro uguale a quello. Come si fa a dirgli che non vale quanto lui credeva. Le comodità delle persone grandi sono solo per i grandi, i compromessi e le bugie sono per grandi, i bimbi devono starne lontani e devono festeggiare il loro compleanno quando è il loro compleanno. Sembra stupido ma è necessario se vuoi che sopravvivi a questa giungla con un bel sorriso sul suo visetto. E stasera, sbirciando tra gli sguardi di tutta quella gente ho visto così tanta stranezza, finzione e poca spensieratezza che mi chiedo cosa stia succedendo. E qualunque cosa sia non mi piace per niente. E poi diciamocela tutta, gli auguri anticipati portano sfortuna. E a noi basta quella che già c’è.

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