Racconta

Azzurro di calabria

 Cos’è l’arte? E’ un grande gioco che da sempre affascina e affascinerà tutti gli uomini e che ha la possibilità di creare, laddove non penseremo mai, dei mondi meravigliosi.

 Avenue montaigne, Parigi, 29 settembre ’14. Le finestre del suo appartamento godono la luce del sole da poco. Lei mi guarda, ha occhi orgogliosi, è felice, serena come sempre del resto. Le pareti di casa non sanno cosa significhi il bianco, tutto sprizza di colore, perfino le forchette, di un rosso Valentino. Si sente orgogliosa perché sa che tutto questo non le è stato donato, che adesso, a 74 anni, ha ancora tutto da vivere. Un nome scelto dalle stelle. E’ lei a brillare sulla terra, Siria. Non parla molto, ma tutto attorno lo fa per lei. Eppure tanti anni sono trascorsi. Tanta vita irrimediabilmente persa.

1946, “Castrum petrae roseti”, questo è il paesino di nascita di Siria. Qui le rose sono bagnate dal sole come il mare bagna la spiaggia. Un quadro perfetto. Ma in questi tempi le rose non le guarda nessuno, il lavoro prosciuga la fantasia. A sei anni i bambini lavorano, e lei, stanca, la sera si diverte a costruire con ago e filo piccole collane di pietre. Le chiama coralli, fa collane di “coralli”. Dio non poteva donarle passione migliore. Corallo dopo corallo inizia ad usare ago e filo con pezzi di stoffa che la madre le permette di strappare da vecchie lenzuola. A dieci anni arriva la macchina da cucire, adora strappare vestiti di nascosto. Dà spazio alla fantasia. La sua specialità? I grembiuli. Corti, lunghi, con le tasche, a fiori, a quadri, neri, rosa, verdi, un tripudio di grembiuli colorati. Ora lei ride, ma gli occhi lucidi non mentono quanto la memoria la stia accarezzando con malinconia.

1950, Siria non sa quanto questi anni le serviranno in futuro. Non sa nemmeno come si pronuncia “Christian Dior”, ma d’altronde, chi lo sapeva? Così continua la sua vita. La scuola è piccola e povera, le occasioni non la sfiorano. Il treno non le è mai passato davanti, è andata a cercarlo. Un sospiro, ora si tocca il viso e pronuncia il suo nome, Roberto. Un nome insolito per i calabresi ma ora la storia si è trasferita, a Roma precisamnete, dove l’arte vince ancora sullo smog. Seduta sul balcone della sorella maggiore si gode quel caos pomeridiano ogni giorno, con gli occhi di una bambina. Va avanti, studia, una professionista nel cucito, in cucina, tra i libri. Roberto è solo una parentesi di questa donna.

 Ognuno deve precipitare nella vita, chi nell’amore, chi nel lavoro, chi nella famiglia. Lei precipita nell’arte. Sapeva che l’amore eterno era destinato a qualcun altro. Un abito le faceva battere il cuore, non un bacio.

 1960, a Roma Roberto la accompagna in ogni suo sogno. “Seconda stella a destra, e poi via sempre dritti fino al mattino”. Lo ripete sempre a lei. Lo ripete sempre a lui. Adesso lo cerca nel vuoto del soffitto decorato a mo di cappella sistina, sa di non doverlo trovare, sa di non poterlo amare. “La vita può allontanarci, l’amore continuerà”. Così inizia a parlare, accavalla le gambe, sorride, ogni suo movimento è stretto in un tubino nero. Eppure c’è armonia attorno a lei.

 “Il cuore non chiede permesso, non parla con te, non gli importa cosa scegli, batte e basta, hai le mani legate e alla fine ti rassegni. Ho vissuto il fiore della vita al fianco di un uomo meraviglioso, il Roberto di ogni donna. Mi è bastato solo un giorno, un abito di alta moda nascosto dai riflessi di una vetrina assolata per farmi battere il cuore come non era mai successo. Lui era al mio fianco, lo capì, mi lasciò andare”.

 Giuseppe Tornatore nel 1988 con Nuovo cinema paradiso le ha insegnato molto. Bisogna “lasciar fottere la nostalgia” per vincere e Siria questo lo aveva capito. Nessuno sa come farsi spazio tra i grandi, nessuno sa come entrare in un mondo che ha sempre visto da lontano.

 “A dieci anni se vuoi fare la stilista sei una sognatrice, a venti sei ambiziosa, a trenta diventa imbarazzante”.

 La madre è solita ripeterlo ogni qual volta torna a casa per le feste.

Ma Siria lascia scorrere, sa che questo dolore le sarà utile. Ormai a Roseto la fantasia prende il sopravvento sui lavori nei campi. Si gode il mare, ha imparato a nuotare, a volare su un altro azzurro, molto più bello del cielo. “Il mare mi ha salvato” ripete ora che tutto le è concesso, tutto è ai suoi piedi.

 “Le onde erano la vita, una vita che si infrangeva sul nulla e io dovevo essere la surfista di quelle onde” .

 Mentre lo dice prende un librone che si trovava sul divano a fianco a lei e lo apre. Legge “Azzurro di Calabria”, continua “la mia prima collezione. E’dedicata alla storia, al mio mare, alle mie sorelle che lo guardavano da lontano e immaginavano un principe azzurro vivere in quel bel castello che regna su quelle acque, ai cuori spezzati in lacrime sugli scogli, ai bambini che oggi corrono lungo spiagge affollate, ai ragazzi che bevono birra all’alba, al sole che ogni giorno fa brillare la mia terra, ai miei abiti che sono stati concepiti tra quei colori, alla corrente che si è innamorata di Roberto e lo ha portato via con se”.

“E rimasero per sempre insieme, è bello come finale vero?”, ride come una bambina, “questa però non è una storia d’amore, è una storia di vittoria”. La vittoria di Siria.

                                        

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